Eventi Comune di Chiusdino

Eventi Abbazia San Galgano

San Galgano nacque a Chiusdino in un anno incerto collocabile intorno al 1150, da una famiglia appartenente alla classe dirigente del luogo, legata da rapporti di vassallaggio ai vescovi di Volterra, signori feudali di Chiusdino; conosciamo con certezza il nome della madre, Dionisia, mentre quello del padre, Guido o Guidotto, appare per la prima volta in una biografia del santo datata però alla prima metà del XIV secolo. Sugli anni della fanciullezza e dell’adolescenza di Galgano o sulla sua educazione e formazione, sappiamo assai poco.

È certo che Galgano sia stato cavaliere: probabilmente l’accesso alla cavalleria, fu la naturale conseguenza della sua appartenenza ad una famiglia che esercitava tradizionalmente la funzione ufficiale di rappresentanza e di tutela dell’ordine costituito, una sorta di mano armata del principe, nel nostro caso il vescovo di Volterra, per la protezione delle terre e dei beni della patria, da intendersi come il paese ed il distretto di Chiusdino.

La morte del padre produsse un cambiamento nella vita del giovane; gli atti del processo di canonizzazione attribuiscono questa conversione a due forti esperienze spirituali: l’arcangelo Michele, apparso – in sogno o in visione – al giovane lo avrebbe convinto a lasciare la vita secolare e ad intraprendere quella religiosa.

Non mancò a Galgano l’opposizione della madre, come risulta dagli atti del processo di canonizzazione, opposizione che forse si concretizzò nel tentativo di fidanzamento del giovane con una fanciulla di Civitella, in Maremma, alla quale, a partire dalla seconda metà del XVI secolo, è attribuito il nome di Polissena. Fu proprio recandosi a Civitella, forse proprio per conoscere la promessa sposa, che Galgano, alla vigilia di Natale del 1180, ebbe una nuova esperienza mistica: sulla strada di Civitella il cavallo di Galgano improvvisamente si fermò ed “avendolo [Galgano] spronato con i talloni per farlo andare avanti, senza riuscire a farlo muovere, voltò verso la pieve detta di Luriano e lì vi pernottò. Il giorno seguente – dunque giovedì 25 dicembre 1180, solennità del Natale – come giunse al medesimo luogo [del giorno prima] e come il cavallo non poté andare avanti, lasciò le briglie sciolte sul collo del cavallo e pregò devotamente il Signore perché lo conducesse al luogo in cui avrebbe riposato per sempre”, cioè la collina di Montesiepi.

Quale segno di rinuncia perpetua ai costumi violenti della sua epoca, Galgano conficcò il suo spadone di cavaliere nel terreno. Questo gesto aveva per i cavalieri del Medio Evo un alto significato spirituale: la spada capovolta ricordava la croce. Col suo gesto, Galgano sembra non rifiutare la “militia saeculi”, ma superarla, non rinunciare alla spada ma porla al servizio di una cavalleria diversa da quella vissuta fino ad allora, diversa e soprattutto più alta: il cavaliere Galgano avrebbe arruolato se stesso nella milizia di un “dominus” più grande di quello terreno: Gesù Cristo.

È certo che l’esempio di Galgano trascinasse altre persone e, come molte altre esperienze eremitiche, anche quella di Galgano costituì l'inizio della fondazione di una nuova comunità monastica. Sul Montesiepi quindi, si diede vita ad una forma di cenobitismo su scala ridotta, e abbastanza libero e rurale, organizzato intorno ad una regola orale, ispirata a più testi monastici, collocabile all’interno di quel vasto movimento spirituale che dopo il Mille animò gli ambienti popolari, chiericali e monastici, come reazione polemica nei confronti dei mali morali e disciplinari che derivavano alla Chiesa dall’inserimento degli enti ecclesiastici dapprima nel quadro dell’economia curtense e nelle strutture della società feudale e successivamente nel modello economico dei comuni, dominato dall’ansia degli affari e del guadagno; una tensione spirituale che da una parte provocò il sorgere di movimenti eterodossi, dall’altra condusse al recupero dello stile di vita che era stato proprio dei Padri del deserto che sono all’origine del monachesimo cristiano.

Nella primavera del 1181 Galgano visitò il Papa Alessandro III e forse in tale occasione ottenne l’approvazione della sua.

È certo che il santo fu in contatto con alcuni i religiosi dell’ordine guglielmita, presumibilmente quelli del monastero di San Salvatore di Giugnano, altrimenti detto di San Guglielmo, fra i castelli di Roccastrada e Montemassi, vicino a Montesiepi.

L’esperienza eremitica di Galgano sul Montesiepi durò meno di un anno, in quanto il 30 novembre 1181 il santo morì.

Negli anni successivi alla morte di Galgano, la sua tomba divenne mèta di pellegrinaggi e la convinzione che il sant’uomo fosse un efficace intercessore presso Dio, che si era manifestata quando era ancora in vita, andò consolidandosi: gli atti del processo di canonizzazione infatti riferiscono numerosi miracoli, guarigioni di persone “attratte” (Un termine generico col quale tuttavia potrebbero essere stati indicati dei paralitici), liberazione di prigionieri, guarigioni da febbri o addirittura dalla lebbra, liberazione di posseduti dal demonio.

Il vescovo di Volterra, Ugo, condusse una prima indagine conoscitiva delle virtù e dei miracoli di Galgano. L’inchiesta ebbe esiti positivi ed egli autorizzò la costruzione di una cappella intorno alla tomba del santo ed alla spada. Dopo Ugo, il nuovo vescovo Ildebrando Pannocchieschi, ottenne l’apertura di un processo da parte del papa Lucio III. Il papa nominò tre commissari con il compito di verificare la santità del giovane chiusdinese: siamo certi che fra di essi fosse Corrado di Wittelsbach, cardinale vescovo della Sabina ed arcivescovo di Magonza; per gli altri due sono stati ipotizzati i nomi di a Melior, cardinale prete del titolo dei Santi Giovanni e Paolo, e di Ildebrando Pannocchieschi, vescovo di Volterra. Non sappiamo se ci sia stata una vera e propria canonizzazione da parte di un papa o se la commissione avesse ricevuto la facoltà di procedere alla canonizzazione, attraverso la “iurisdictio delegata”.

La festa del santo, fu inizialmente posta al 30 novembre e poi spostata al 3 dicembre, giorno in cui si presume sia avvenuta l’ “elevatio” delle spoglie dell’eremita, cioè la loro esumazione ed esposizione nell’ambito della sua canonizzazione. La prima edizione del “Martyrologium Romanum”, del 1584, redatta per ordine di Papa Gregorio XIII la memoria del santo era fissata al 3 dicembre; nell’ultima edizione, redatta nel 2004 per ordine di Papa Giovanni Paolo II, essa è stata riportata al 30 novembre, ovvero al giorno della morte, anche se a Chiusdino si mantiene la vecchia tradizione.

Incredibilmente alcune recentissime letture della storia di San Galgano, definiscono “leggendaria” la sua figura (Basti leggere le assurdità scritte nel lemma “San Galgano” presente nella enciclopedia on-line “Wikipedia”, costruito con incredibile approssimazione su dei luoghi comuni che ignorano le fonti galganiane, le biografie successive e gli studi galganiani contemporanei).

La reale consistenza storica di Galgano da Chiusdino, è infatti incontestabile: Galgano è il primo santo di cui sono pervenuti gli atti di un regolare processo di canonizzazione. Benché questa eccezionale documentazione ci sia pervenuta in una trascrizione dello storico senese Sigismondo Tizio, del primo ventennio del Cinquecento, non sono emersi elementi tali da farci dubitare della sua autenticità: gli atti sono collocati all’interno di un’opera in dieci volumi sulla storia di Siena e non si vede infatti quale interesse abbia avuto il Tizio a creare un falso di cinque o sei pagine, su qualche migliaio, all’interno di un’opera sulla storia di Siena, ritenuta universalmente attendibilissima proprio perché fondata sullo studio dei documenti originali; dall’analisi stilistica del documento, è emersa la piena rispondenza di esso allo stile notarile in uso nella curia romana della fine del XII secolo.

Le prime testimonianze di un culto tributato a Galgano risalgono a quattro/cinque anni dopo la sua morte, un lasso di tempo troppo breve per consentire la costruzione e l’affermazione di una falsa agiografia. Si tratta di una testimonianza di carattere architettonico ed artistico: l’eremo di Montesiepi, la cui costruzione fu iniziata dal vescovo di Volterra Ugo e terminata dal suo successore Ildebrando.

Accanto agli atti del processo, sono giunti a noi altri documenti archivistici del 1191 e 1196, che citano il nome di San Galgano e lo collegano al toponimo di Montesiepi, attestando quindi un culto galganiano, quindi risalgano appena dieci/quindici anni dopo il 1181, data che da tutte le fonti biografiche è indicata come quella della morte del santo.

Dell’8 marzo 1191 è infatti un diploma redatto a San Quirico d'Orcia dalla cancelleria dell’Imperatore Enrico VI col quale il sovrano accoglie sotto la sua protezione i monaci dell’abbazia di San Galgano ed i beni del cenobio.

Il 25 febbraio 1196 è Filippo, duca di Toscana, fratello di Enrico il Crudele, che da Arezzo assume la protezione dell’eremo di San Galgano.

Il 23 aprile dello stesso anno, Mateldina del fu Ugolino, vedova di Guidaldone (o Guidobaldone) di Chiusdino, donò alcuni terreni “alla chiesa di San Galgano costruita ed edificata sul poggio di Montesiepi sul fiume Merse”, per il sostentamento dei Poveri di Cristo e del loro superiore, il prete Buono.

La donazione di Mateldina costituisce un documento di eccezionale importanza, poiché la donna era di Chiusdino, cioè del paese universalmente indicato come luogo di nascita del santo: se Galgano non fosse mai esistito, è del tutto improbabile che Mateldina avrebbe sottoscritto una dotazione patrimoniale nei confronti di una comunità intitolata ad un santo di cui lei stessa – proprio in quanto chiusdinese – avrebbe potuto negare l’esistenza.

Il 6 ottobre 1196, di nuovo Enrico VI, da Asciano, rinnovava la sua protezione per il prete Buono, priore dell’eremo di San Galgano, per i religiosi e per i beni posseduti dall’abbazia o quelli che fossero entrati in suo possesso.

A poco più di quarant’anni dalla morte risale l’inizio della costruzione della grande abbazia nella valle del fiume Merse; agli anni trenta/quaranta del XIII secolo, la prima biografia del santo, redatta da un monaco cistercense risedente nella grande abbazia; agli anni sessanta/settanta dello stesso secolo la realizzazione del bellissimo reliquiario conservato nel Museo dell’Opera del Duomo di Siena ... per restare alla “documentazione” più antica.

Bibliografia essenziale
Benvenuti A. (a cura di), La spada nella roccia. L'epopea eremitica di Montesiepi, Mandragora, Firenze 2004
Canestrelli A., L'abbazia di San Galgano, F.lli Alinari, Firenze 1896.
Cardini F., San Galgano e la spada nella roccia, Cantagalli, Siena1999.
Conti A. – Iannaccone M. A., La spada e la roccia. San Galgano, la storia, le leggende, Sugarco, Milano 2007
Marini M., Chiusdino. Il suo territorio e l'abbazia di San Galgano, NIE, Siena1995.
MARTYROLOGIUM ROMANUM ad novam Kalendarii rationem et Ecclesiasticae historiae veritatis restitutum Gregorii XIII Pont. Max. iussu editum, ex typographia Dominici Basae, Roma 1584;
MARTYROLOGIUM ROMANUM ex decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Joannis Pauli II promulgatum, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2004.
Rainini I., L'abbazia di San Galgano. Studi di architettura monastica cistercense del territorio senese, Sinai Edizioni, Milano 2001.
Schneider F., Der Einseidler Galgan von Chiusdino un die Anfänge von San Galgano, in Quellen und Forschungen aus Italienischen Archiven und Bibliotheken, XVII (1914-1924).
Susi E., L'eremita cortese: San Galgano fra mito e storia nell'agiografia toscana del XII secolo, Centro Italiano di Studi sull'Alto Medio Evo, Spoleto 1993
Viti G., L'abbazia cistercense di San Galgano, Certosa Cultura, Firenze 2002.
Volpini R., San Galgano, in Bibliotheca Sanctorum, Istituto Giovanni XXIII della Pontificia Università Lateranense, Roma 1965.
Roma, Biblioteca Apostolica Vaticana, Codice Chigiano G. I. 31. (Tizio S., Historiae Senenses), cc. 300v-305r. Schneider F., Der Einseiedler Galgan von Chiusdino und die Anfänge von San Galgano, in Quellen und Forschungen aus Italianischen Archiven und Biblioteken, XVII (1914-1924), pagg. 61-77.
Paciocco R., Canonizzazioni e culto dei Santi nella Christianitas (1198-1302), Edizioni Porziuncola, Assisi 2006.
Conti A., La Confraternita di San Galgano di Chiusdino,
Bartalini R., Spazio scolpito. La novità del rilievo pittorico di Giovanni d'Agostino, in Prospettiva, 45, 1986.
Cioni E., Il Reliquiario di San Galgano. Contributo alla storia dell'oreficeria e dell'iconografia, Studio per Edizioni Scelte, Firenze 2005.

Tesseramento

E’ aperto il tesseramento
dell’Associazione Pro Loco Chiusdino!

Le ProLoco si mantengono grazie ai tesseramenti e al volontariato, il vostro aiuto è per noi preziosissimo e vi invitiamo ad aderire o a rinnovare la vostra adesione alla Associazione Pro Loco Chiusdino

Leggi tutto...

Attività associate

Associazione Pro Loco CHIUSDINO
Via Paolo Mascagni, 12 - 53012
Chiusdino - SIENA Tel/ Fax 0577 750313